La storia della vite - Produzione degustazione e vendita diretta di vino DOC atina cabernet IGT maturano e olio

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La storia della vite

areale di diffusione della vite
scavi archeologici in Libano
antico torchio uva
mosaico romano torchiatura
antico torchio in legno
vinificazione nel medioevo
vinificazione etruschi
vendemmia e vinificazione egizi

La Vitis vinifera è nota anche come vite europea, ma in realtà è di origine Asiatica. La viticoltura inizia dopo l'ultima glaciazione nel rifugio Pontico e si irradia nella mezzaluna fertile. In particolare le ultime ricerche hanno portato a una distinzione tra areali di di "paradomesticazione", ove la vite - che cresce spontanea- attira le attenzioni delle popolazioni locali ma non costituisce ancora oggetto di selezione e di coltivazione e centri di "domesticazione", situati all'interno degli areali citati, ove è riscontrata una presenza consistente di viti domestiche con inserimento di genigeni di vite selvatica con quelli di viti coltivate.


Quello più importante è identificabile nell'Anatolia meridionale, nel Libano in parte della siria, dell'Iraq settentrionale e dell'Iran, fino al mar Caspio.
Recenti scavi hanno rinvenuto una struttura, datata all’Età del Rame, all’incirca tra il 4100 e il 4000 a.C. che è stata scavata nella stessa grotta dell’Armenia. Nella grotta è stato scavato un recipiente d’argilla dai bordi alti lungo circa 1 metro, dove l’uva veniva presumibilmente schiacciata coi piedi. Il succo così prodotto defluiva in una “vasca” (un tino) profonda circa 60 cm e dalla capacità di 50-60 litri, e lì sarebbe stato lasciato a fermentare.
Quello più importante è identificabile nell'Anatolia meridionale, nel Libano in parte della Siria, dell'Iraq settentrionale e dell'Iran, fino al mar Caspio.


Nell'Europa mediterranea veniva coltivata per produrre uve da vino, mentre nell'Europa caucasica per la produzione di uva da tavola. Scritture sumeriche risalenti alla prima metà del III millennio a.C. testimoniano che la vite veniva già allora coltivata per produrre vino.


Per quanto riguarda l'Italia, la viticoltura sarebbe giunta in Sicilia con i colonizzatori Egeo-Micenei e si sarebbe successivamente diffusa lungo le coste meridionali; alla diffusione nel centro sud e nel nord della penisola, avrebbero contribuito in massima parte gli Etruschi - popolo di probabile provenienza orientale che possedeva nozioni vitivinicole e agricole molto più evolute degli autoctoni.
Subito dopo e Fenici e i Greci riconfermarono e diffusero ulteriormente la tradizione della viticoltura, esportando insieme al vino aromatizzato - con resina di pino- anche il culto (Dionisio greco = Bacco romano).


Durante il periodo romano la qualità ed il prestigio dei vini Italici si affermarono in misura sempre maggiore assicurando al nostro Paese un vero e proprio monopolio. Con essi si svilupparono varietà più produttive, sfruttamento dei terreni più fertili, viti maritate agli alberi ed il consumo del vino arrivò a tutte le classi sociali fino agli schiavi.
Fu grazie ai romani che la viticoltura potè diffondersi a livello europeo (Francia Germania sino al Danubio).
In epoca romana il vino veniva prodotto nelle ville schiavistiche, vere e proprie aziende agricole basate sulla manodopera schiavistica e su una ferrea divisione del lavoro. Le informazioni proveniente da scavi e da scrittori romani come Catone, Plinio e Columella ci permettono di capire come fossero organizzati i cicli di produzione e quale fosse la strumentazione usata: una barra pressatrice, fermata da due sostegni e sospinta verso il basso per mezzo di un argano con braccio a leva (tipo descritto da Catone) oppure con l’uso di una vite (tipo descritto da Plinio), nei modelli più avanzati.
La crisi dell'Impero Romano la produzione a contrarsi nettamente e la domanda del popolo, rimasta per abitudine elevata, dovette cominciare a essere soddisfatta anche da surrogati, derivati da fichi mele e more.

Nel medioevo, con l'acuirsi di guerre civili e l'abbandono delle campagne si pervenne ad una progressiva decadenza della viticoltura che però non divenne irreparabile grazie alla grande considerazione in cui la vite ed il vino erano tenuti dalla religione cristiana. Furono proprio i monasteri a garantire la coltivazione della vite.
Nell'Alto Medioevo viene ad affiancarsi una viticoltura borghese, che nasce in un clima più mercantile, al servizio delle necessità della popolazione. Il vino diventa anche la forma di evasione e mana mano che riprendono i consumi si espande anche la coltivazione della vite.

Nel XII - XIV secolo esisteva ormai una stretta connessione fra vita sociale e coltura viticola, come raccontano vari statuti urbani in documenti dell'epoca.
Con la scoperta dell'America, l'emigrazione italiana ha contribuito a creare la viticoltura di molti paesi dell'America del Nord e Latina e dell'Australia.
Qualche secolo dopo vengono importati in Europa i peggiori parassiti quali l'oidio, la fillossera e la peronospora.

La viticoltura europea attraversò allora un momento di grande crisi, dal quale tuttavia, grazie all'intervento della scienza, uscì profondamente rinnovata ed arricchita dall'indispensabile prezioso bagaglio delle nuove conoscenze scientifiche

 
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